22.10.07

Where did it all go wrong?

Premetto che per questioni professionali ieri non ho potuto vedere la partita del Milan, ma dagli esseemmeesse che mi mandava mio padre posso immaginare come sia andata. Nei commenti al post precedente mi è stato chiesto un giudizio sulla situazione, oggi mi propongo di farlo pur sapendo che quanto vi dirò è già stato esposto qui come altrove. Comunque, repetita iuvant no? Il primo problema della squadra è la squadra, nel senso che per il campionato italiano - le cui partite si giocano a ritmi molto più elevati rispetto alla Champions o ad altri tornei europei - la formazione-tipo unitamente alle riserve è vecchia, per non dire vecchissima. Se l'avere esperienza aiuta in Champions League e soprattutto nei match-clou della competizione - lo si è visto l'anno scorso a Monaco e in casa contro il Manchester, per esempio - nella Serie A è controproducente, perché squadre tecnicamente meno dotate come l'Empoli, il Parma o chi per esse corrono dal primo al novantesimo minuto senza soluzione di continuità, costringendo i rossoneri a sforzi cui non sono abituati (con buona pace per MilanLab, l'invenzione più stupida che potessero immaginarsi a Milanello). Il secondo problema - che a mio parere nasce dal primo - è il modulo: Ancelotti dovrà pure fare di necessità virtù, ma da quando allena il Milan non ha ancora trovato la vera quadratura del cerchio. Personalmente sono un fautore del 4-1-4-1 o - se preferite - dello schema ad albero di Natale. Epperò per farlo ci vogliono i giocatori, altrimenti un allenatore deve adattarsi e rivedere lo schieramento in base alle caratteristiche degli uomini di cui dispone. Per dire: l'alberello funziona a meraviglia con una punta capace di fare reparto da solo, che a suon di sponde e gomitate favorisce gli inserimenti dei due centrocampisti avanzati, segnatamente Kakà e Seedorf. L'unico in grado di farlo a Milano è Alberto Gilardino, ma purtroppo non gode né della fiducia né della stima di cui godono altri mostri sacri (Inzaghi). Il migliore in assoluto in questo tipo di manovra è Luca Toni, ma in Via Turati di questi tempi il mercato latita. Non solo: per funzionare, il tutto deve essere corredato da due terzini-propulsori che scodellano cross a non finire. Oddo e Jankulovski possono farlo e in parte lo fanno, ma quando il mister propone il turnover fra Favalli e Cafù c'è da mettersi le mani nei capelli. Infine c'è Pirlo, e Pirlo è la chiave di tutto. Il gioco del Milan passa dai suoi piedi, lo sanno anche i paracarri. Lo capì per primo Marcello Lippi in un Juventus-Milan del 2002, mettendo Nedved - se non ricordo male - fisso sulle caviglie di Andrea. Che giocò da schifo, pressato com'era dai bianconeri. Ecco: se il giocatore più indie del calcio italiano non gira, non gira neppure la squadra. Ambrosini e Gattuso non hanno infatti l'intelligenza tattica e la visione di gioco per sopperire alle sue mancanze, Seedorf invece non ha più le capacità di interdizione che aveva ai tempi dell'Ajax per giocare in quel ruolo. Quindi, è auspicabile che Carletto preveda un'alternativa: un 4-4-2 in linea (e Ambrosini con quel modulo ha vinto uno scudetto con Zaccheroni), per esempio. Il terzo problema è la Champions League, che è diventata un obiettivo ma anche un alibi. Al punto che sul bus tirato a lucido per la vittoria di Atene il già citato Ambrò espose uno striscione recante la scritta "lo scudetto mettilo nel culo". Il Milan è una società che in Europa si trasforma e che nell'Europa ha trovato il suo habitat naturale. Il campionato è diventato un ripiego, una formalità. Il problema è nella testa di giocatori e allenatore, perché è evidente che se una squadra è campione d'Europa l'anno successivo può benissimo stravincere pure in Italia. E invece, e invece andiamo a perdere in casa con l'Empoli, squadretta provinciale - con tutto il rispetto, sia chiaro - eliminata dallo Zurigo in Coppa Uefa. Sono il primo a preferire un trionfo europeo ad uno nazionale, ma a tutto c'è un limite. Ricordo che il Milan di Sacchi vinse uno scudetto soltanto, ma lottò fino alla fine per vincere tutti gli altri (e un altro ancora lo vinse, ma una cazzo di monetina e Lobello a Verona ce lo portarono via...). Capello addirittura ne vinse tre di fila e un quarto dopo un anno di "crisi" in cui il Milan arrivò comunque in finale di Champions. Zaccheroni si impose al primo anno con una squadra che a confronto di questa faceva ridere, con Gigi Sala titolare in difesa e Abbiati a difendere la porta. Per non parlare di Ibou Ba, N'Gotty e Thomas Helveg. "L'impero colpisce ancora" titolava la Gazza all'indomani della vittoria in Supercoppa Europea contro il Siviglia. Se colpirà un'altra volta in questa stagione ora come ora è difficile a dirsi. Servono forze fresche, colpi pesanti sul mercato e una nuova trovata a livello tattico. Vedremo...

P.S. Il titolo del post è anche il titolo di uno dei pezzi migliori degli Oasis (video). Fu scritto in un periodo difficile per Noel Gallagher, un periodo nel quale stava provando ad uscire dalla droga e dalle dipendenze e nel quale era incazzato duro. Col mondo, con la band e con le donne. Vorrei rivederla sta cazzo di rabbia, sia negli Oasis che nel Milan.

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