Se la nazionale campione del mondo si affida a un ubriacone tedesco alla sua ultima grande (?) occasione su di una panchina - stiamo parlando di Klaus Topmöller, che ora come ora piacerà soltanto a quel feticista della Bundesliga di Bizzotto - e a una squadra che dalle qualificazioni ad Euro 2008 non ha più nulla da chiedere - la Georgia, per chi non avesse ancora letto fra le righe - evidentemente significa che qualcosa non va. Perché passi il girone di ferro, passi la presenza incombente ed ingombrante della Francia e passi pure la sorpresa-Scozia, ma da qui a cacarsi sotto e gufare come ai vecchi tempi in cui per passare un cazzo di girone serviva una concomitanza di eventi da far invidia a Lost ce ne vuole. Voglio dire: siamo oramai arrivati al paradosso dei paradossi, per cui da una parte abbiamo un Roberto Donadoni che continua imperterrito a negare l'evidenza e la situazione da ultima spiaggia nella quale ci troviamo e - dall'altra - gente come De Rossi che spinge i georgiani al miracolo di modo che l'impegno di Glasgow del novembre prossimo diventi una (quasi) formalità. Da un lato insomma chi sostiene che l'Italia è la squadra da battere e che la qualificazione all'Europeo austro-elvetico sia un qualcosa di tangibile; dall'altro chi spera in un passo falso degli scozzesi perché è risaputo che lassù noialtri non si è mai fatto bene. A chi credere è difficile: certo è però che se i britannici dovessero vincere a Tbilisi per l'Italia la faccenda si complicherà, e parecchio. Non basterà infatti un pari, perché i galletti nove su dieci vinceranno pure in Ucraina. E allora io sto con De Rossi e con tutti quelli che come lui questa sera si toccheranno un po' i coglioni e tiferanno Georgia. In Scozia non si è mai vinto, per cui è bene premunirsi sperando in un loro errore.
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