Animal House

8.11.07

Arrivederci Blogger

Dopo 754 post (compreso questo) su Blogger, mi è sembrato doveroso impacchettare tutto e trasferirmi da Wordpress. Come sempre, in ogni trasloco che si rispetti qualcosa potrebbe andare perso. Per cui, se e quando mi farete il piacere di passare nella casa nuova oltre a togliervi le scarpe (ché sto passando l'aspirapolvere) vi chiederei di controllare se non manca nulla. Grazie.



7.11.07

A proposito del Nintendo Wii...

Pur non essendo mia abitudine rimangiarmi quanto detto in tempi meno sospetti, è bene - ad un anno di distanza dal suo acquisto - rivedere il mio giudizio a proposito del Nintendo Wii. Non che non mi piaccia più, sia chiaro. Semplicemente, se dopo tutto questo tempo il gioco tecnicamente meglio riuscito da me provato resta Wii Sports (in vendita con la console) significa che evidentemente qualcosa non va. Dei titoli acquistati - soprattutto i cosiddetti third party games, ovvero quei giochi non direttamente prodotti dalla casa madre - nessuno è infatti riuscito a sfruttare appieno le potenzialità dei due controller come ha invece saputo fare il gioco di cui sopra. Nelle simulazioni di guida fatico a sterzare, in quelle di aerei è pressoché impossibile fare virate, mentre se la cavano piuttosto egregiamente (con i dovuti limiti) il football americano e Call of Duty, anche se quest'ultimo paradossalmente è poco intuitivo. La delusione delle delusioni resta tuttavia Fifa 08: che fosse lento me lo aspettavo, visto che anche su PlayStation storicamente e tradizionalmente non è mai stato un fulmine di guerra. Così come mi aspettavo - per gli stessi motivi - che non fosse realistico. Epperò, che a) fosse praticamente impossibile per la configurazione dei comandi effettuare finte e controfinte in velocità e che b) tutto sommato al di là delle rimesse laterali non aggiungesse nulla di rivoluzionario rispetto alle versioni per le console concorrenti beh - cribbio - non me lo aspettavo proprio. Confido che tali problematiche siano effettivamente legate alla straordinaria eccezionalità dei comandi, e più precisamente nel fatto che aziende come la Ubisoft e la EA Sports siano un passo indietro rispetto a Nintendo e che quindi debbano ancora capire - e "pensare" - l'accoppiata controller/nunchuck. Confido inoltre che i prossimi titoli in uscita (fra cui alcune avventure di Mario, Table Tennis, Lego Star Wars, Pro Evolution Soccer, SEGA Tennis, Guitar Hero con annessa chitarrona, etc.) facciano finalmente fare al Wii quel salto di qualità che mi aspetto, senza il quale si ritroverebbe nella stessa impasse in cui si trovò la radio della prima era, quando fu definita un'invenzione senza un preciso scopo.

5.11.07

Ah ah

Sinceramente non so da dove cominciare: dal fatto che quanto scritto da Inkiostro a proposito dei R*******d mi ha fatto gongolare come e più di Homer Simpson, oppure dalla risata nelsonmuntziana che mi sono concesso quando i miei occhi hanno incrociato - sempre chez Ink - la sentenza marziale di cui sotto:

Un fan dei Radiohead, per definizione, è quanto di più vicino a un fondamentalista religioso che si possa trovare nel mondo della musica di questi tempi, e ha cieca fiducia nell'operato di Yorke e soci

Più semplicemente, comincerei col dire che il noto blogger ha scritto in maniera secca, chiara e concisa tutto quanto avrei voluto dire a proposito dell'intera faccenda ma che - per ignoranza linguistica, mancanza di conoscenze e quant'altro - non sono riuscito a scrivere sulle mie pagine. I Radiohead sono l'emblema del marketing moderno, la nuova frontiera dell'industria musicale ma anche un piccolo grande impero 2.0 che ha saputo sfruttare uno zoccolo duro e spremerlo fino all'ultima goccia prima di rifarsi ai canali tradizionali. Alla tesi secondo cui loro - i candidi musicisti ignari delle logiche di mercato - avrebbero fatto tutto questo per ridare quel tocco di magia alla musica che il peer to peer e tutte quelle menate avevano sepolto non ci credo e non ci crederò mai. Se rivoluzione è fregare la gente con l'accattonaggio giusto per dare loro l'illusione di ascoltare la stessa cosa nello stesso momento (sai che novità, alcune serie tv 'merigane ci riescono da una vita) allora non ci siamo. Ripeto: musicalmente parlando niente - o poco, suvvia - da dire, ma come persone il guercio e compagnia lasciano quantomeno a desiderare.

Adesso basta un c***o

Non è certo attaccandosi ai torti arbitrali che questo Milan uscirà dalla crisi. Sono convinto che nel calcio questo tipo di cose più che "spiegare" una situazione siano l'alibi perfetto per chi non ha il coraggio né la forza di guardarsi dentro e dire "cazzo". Perché - con tutto il rispetto, sia chiaro - non siamo mai stati né saremo mai l'Inter: se per loro quella ventina di punti abbondante che li separava dalla Juve era frutto solo del sistema-Moggi, per noi non può e non deve essere altrettanto. Mi spiego: passi l'elenco di cui ci rendono edotti quelli del sito ufficiale rossonero, ma siamo così sicuri che il tabù di San Siro non sia stato sfatato unicamente perché gli arbitri hanno deciso di fischiarci contro? È vero che le giacchette nere ci rendono la vita difficile dalla notte dei tempi - e cioè da quando Berlusconi diventò il presidente del Milan - ma è altrettanto vero che fra il 1992 e il 1994 siamo riusciti a vincere tutto con (mi sembra) un solo rigore a favore in sessanta e passa partite (o qualcosa del genere). Di torti a memoria ne ricordo parecchi, ma - tolti la monetina di Alemao e le sciagurate decisioni di Lo Bello a Verona - siamo sempre riusciti a farci il callo e a passarci sopra grazie al nostro tasso tecnico superiore. Di conseguenza, viene da pensare che la situazione di classifica del Diavolo sia dovuta più che altro a problemi interni e - in parte, ma solo in parte - a fattori esterni come gli arbitri. D'altronde lo dico e lo ripeto da anni: una rosa la cui età media supera i trent'anni è l'ideale per competizioni come la Champions League o il Mondiale per club, dove il ritmo è leggermente più basso e l'esperienza la fa da padrone. Nella nostra Serie A sull'arco di 38 partite il rischio di fare cilecca in un dato momento della stagione è al contrario una certezza. Ne sono una prova la stagione scorsa e quella che culminò con l'inopinata sconfitta di Istanbul: da una parte fummo protagonisti di una partenza in sordina e di un finale di stagione in crescendo, dall'altra invece fummo capaci dell'andamento opposto. Insomma, comunque la si voglia girare o si comincia a svecchiare la rosa - preservando magari gli elementi più maturi per l'Europa - o altrimenti da qui all'eternità sarà una continua e sofferta rincorsa al quarto posto sinonimo di preliminari di Champions. Non che dello scudetto me ne freghi più di quel tanto - non so voi ma non lo cambierei con nessuno dei nostri trionfi continentali - ma un minimo di dignità è d'obbligo.

31.10.07

Dio ce ne scampi...

ROMA - Il mondo dorato del piccolo schermo non fa per lui. In un'intervista a Chi, infatti, l'ex naufrago dell'Isola dei Famosi Francesco Coco, ha rivelato: «Voglio tornare ad essere un giocatore di calcio. Il pallone è la mia vita». Nel corso dell'intervista, in edicola domani sul settimanale diretto da Alfonso Signorini, Coco spiega che «per riprendere a giocare» ha bisogno di «sposare un progetto in cui possa mettere amore». E questo, parola del bello del pallone con velleità artistiche, è possibile solo nel Milan. «Una squadra - dice Coco - in cui sono cresciuto» Per questo «sono pronto - sottolinea - a rinunciare a molti soldi, anche a giocare gratis, pur di riprendere la mia maglia numero 77. Sono a posto fisicamente e di testa, posso ancora giocare per cinque anni».

Francesco Coco a proposito di un suo eventuale ritorno al calcio giocato (via Corriere)

29.10.07

Eroi moderni: Guido Nicheli

È morto Guido Nicheli, il Gordon Gekko di noialtri. Inutile dire che mi mancherà, come mancherà a tutti noi... Qui alcune delle sue perle migliori

26.10.07

I galanti del country

Sarà quel clima di euforia generale generato dalla visione di I'm Not There o più semplicemente un certo amore per lo zozzo-folk di matrice piccoloborghese, come testimoniano i miei ascolti di recente. Sarà anche e soprattutto che di questi tempi di rock band nude e crude ne girano sempre di meno, o - ancora - il fatto che ascoltando questo disco il mio cane si addormenta che è una meraviglia. Insomma, di motivi per dire che l'omonimo ellepì dei Two Gallants è un lavoro ben cesellato, orchestrato e prodotto ce ne sono e ce ne sarebbero molti. Oltre a quanto appena detto nella mischia ci butterei pure una voce che ricorda un Hamilton Leithauser ancora più sbronzo e sfatto, un paio di pezzi che se Johnny Cash fosse ancora vivo - e per molti versi lo è - li avrebbe scritti lui e una Reflections Of The Marionette che da sola vale il prezzo del download. A margine dovrei pure dire che in una giornata come questa - uggiosa e senza capo né coda - un disco simile può diventare un'autentica mina vagante capace di scardinare la quotidianità e di proiettarti in un mondo parallelo, sospeso a metà fra il Nord Dakota/Minnesota di Fargo dei fratelli Cohen (chissà perché poi) e il solito cliché di una strada polverosa da percorrere con una Buick. Un disco pieno, in definitiva: di sincerità (cit.), storie di persone alla ricerca di qualcosa che non troveranno mai ed emozioni. Un giorno - chissà - rileggendo quanto scritto mi manderò a cagare da solo, ma per intanto mi tengo stretto questo piccolo gioiello e me lo godo. Se piace così tanto al mio cane tanto brutto non deve poi essere. Qui un paio di contributi audio.

24.10.07

Di tutto e un po'

Se per mandare avanti il blogghe devo ricorrere ad un disco dell'anno scorso - di cui peraltro ho già detto e scritto abbastanza - significa che in un modo o nell'altro sono alla canna del gas. Epperò i Secret Machines sono immortali, un passepartout per tutte le stagioni e per ogni decade. Perché il loro rock d'avanguardia ti entra dentro come pochi altri, perché per me esclusi i Bush e il petrolio tutto quello che arriva dal Texas è oro puro e perché un uno-due-tre iniziale come Alone Jealous & Stoned, All At Once (It's Not Important) e Lightning Blue Eyes è da bibbia del genere. A proposito di bibbie e mostri sacri: sul sito del New Musical Express è possibile scaricare gratuitamente - alla faccia dei Radiohead, profeti di sto cazzo - quattordici minuti quattordici di jam session verviana, una sorta di antipasto in vista del nuovo album che vedrà la luce a breve*. Per quanto mi riguarda aspetterò il prodotto finito, che ascolterò con una candela accesa e sorseggiando una pilsner ceca in memoria dei bei tempi che furono: quindici anni, Parigi e i suoi tramonti, The Drugs Don't Work... Sembrava che il mondo iniziasse e finisse con quel disco cribbio.

*Sul fatto che i Verve abbiano scritto un pezzo di storia dell'Inghilterra siamo tutti d'accordo, no?

UPDATE: Non c'entra una mazza con quanto scritto sopra, ma quanto spacca la merda (cit.) il disco dei Two Gallants?

23.10.07

Avere (avuto) ventanni

Credo sia inutile nasconderlo: il primo album dei British Sea Power fu per me come eroina, anche e soprattutto perché mi accompagnò durante una serata che cambiò (in meglio) la mia vita. C'era la new wave, c'era David Bowie, c'erano i miei ventanni o poco più e c'era una storia che diventò la storia. Insomma, a un gruppo del genere non puoi non essere legato, fosse anche per un filo sottile che ogni tanto ti ricorda quel momento. Nell'ascoltarli adesso, che di anni ne ho venticinque, fa quasi strano: le cose grosso modo non sono cambiate, loro sì. Hanno più classe e forse meno fuoco sacro, ma il punto è che non mi smuovono più granché. Epperò non è un caso che adesso arrivino fra il lusco e il brusco all'indomani di una nottata insonne passata a pensare e ripensare a quello che è capitato a Desmond in Lost e a quanto lui rivorrebbe ritornare indietro. C'è un nesso, immagino. E c'è comunque del buon materiale sul quale impostare un terzo album. Nel caso foste interessati qualche post sotto c'è il link per scaricare l'ep per intero...

22.10.07

Where did it all go wrong?

Premetto che per questioni professionali ieri non ho potuto vedere la partita del Milan, ma dagli esseemmeesse che mi mandava mio padre posso immaginare come sia andata. Nei commenti al post precedente mi è stato chiesto un giudizio sulla situazione, oggi mi propongo di farlo pur sapendo che quanto vi dirò è già stato esposto qui come altrove. Comunque, repetita iuvant no? Il primo problema della squadra è la squadra, nel senso che per il campionato italiano - le cui partite si giocano a ritmi molto più elevati rispetto alla Champions o ad altri tornei europei - la formazione-tipo unitamente alle riserve è vecchia, per non dire vecchissima. Se l'avere esperienza aiuta in Champions League e soprattutto nei match-clou della competizione - lo si è visto l'anno scorso a Monaco e in casa contro il Manchester, per esempio - nella Serie A è controproducente, perché squadre tecnicamente meno dotate come l'Empoli, il Parma o chi per esse corrono dal primo al novantesimo minuto senza soluzione di continuità, costringendo i rossoneri a sforzi cui non sono abituati (con buona pace per MilanLab, l'invenzione più stupida che potessero immaginarsi a Milanello). Il secondo problema - che a mio parere nasce dal primo - è il modulo: Ancelotti dovrà pure fare di necessità virtù, ma da quando allena il Milan non ha ancora trovato la vera quadratura del cerchio. Personalmente sono un fautore del 4-1-4-1 o - se preferite - dello schema ad albero di Natale. Epperò per farlo ci vogliono i giocatori, altrimenti un allenatore deve adattarsi e rivedere lo schieramento in base alle caratteristiche degli uomini di cui dispone. Per dire: l'alberello funziona a meraviglia con una punta capace di fare reparto da solo, che a suon di sponde e gomitate favorisce gli inserimenti dei due centrocampisti avanzati, segnatamente Kakà e Seedorf. L'unico in grado di farlo a Milano è Alberto Gilardino, ma purtroppo non gode né della fiducia né della stima di cui godono altri mostri sacri (Inzaghi). Il migliore in assoluto in questo tipo di manovra è Luca Toni, ma in Via Turati di questi tempi il mercato latita. Non solo: per funzionare, il tutto deve essere corredato da due terzini-propulsori che scodellano cross a non finire. Oddo e Jankulovski possono farlo e in parte lo fanno, ma quando il mister propone il turnover fra Favalli e Cafù c'è da mettersi le mani nei capelli. Infine c'è Pirlo, e Pirlo è la chiave di tutto. Il gioco del Milan passa dai suoi piedi, lo sanno anche i paracarri. Lo capì per primo Marcello Lippi in un Juventus-Milan del 2002, mettendo Nedved - se non ricordo male - fisso sulle caviglie di Andrea. Che giocò da schifo, pressato com'era dai bianconeri. Ecco: se il giocatore più indie del calcio italiano non gira, non gira neppure la squadra. Ambrosini e Gattuso non hanno infatti l'intelligenza tattica e la visione di gioco per sopperire alle sue mancanze, Seedorf invece non ha più le capacità di interdizione che aveva ai tempi dell'Ajax per giocare in quel ruolo. Quindi, è auspicabile che Carletto preveda un'alternativa: un 4-4-2 in linea (e Ambrosini con quel modulo ha vinto uno scudetto con Zaccheroni), per esempio. Il terzo problema è la Champions League, che è diventata un obiettivo ma anche un alibi. Al punto che sul bus tirato a lucido per la vittoria di Atene il già citato Ambrò espose uno striscione recante la scritta "lo scudetto mettilo nel culo". Il Milan è una società che in Europa si trasforma e che nell'Europa ha trovato il suo habitat naturale. Il campionato è diventato un ripiego, una formalità. Il problema è nella testa di giocatori e allenatore, perché è evidente che se una squadra è campione d'Europa l'anno successivo può benissimo stravincere pure in Italia. E invece, e invece andiamo a perdere in casa con l'Empoli, squadretta provinciale - con tutto il rispetto, sia chiaro - eliminata dallo Zurigo in Coppa Uefa. Sono il primo a preferire un trionfo europeo ad uno nazionale, ma a tutto c'è un limite. Ricordo che il Milan di Sacchi vinse uno scudetto soltanto, ma lottò fino alla fine per vincere tutti gli altri (e un altro ancora lo vinse, ma una cazzo di monetina e Lobello a Verona ce lo portarono via...). Capello addirittura ne vinse tre di fila e un quarto dopo un anno di "crisi" in cui il Milan arrivò comunque in finale di Champions. Zaccheroni si impose al primo anno con una squadra che a confronto di questa faceva ridere, con Gigi Sala titolare in difesa e Abbiati a difendere la porta. Per non parlare di Ibou Ba, N'Gotty e Thomas Helveg. "L'impero colpisce ancora" titolava la Gazza all'indomani della vittoria in Supercoppa Europea contro il Siviglia. Se colpirà un'altra volta in questa stagione ora come ora è difficile a dirsi. Servono forze fresche, colpi pesanti sul mercato e una nuova trovata a livello tattico. Vedremo...

P.S. Il titolo del post è anche il titolo di uno dei pezzi migliori degli Oasis (video). Fu scritto in un periodo difficile per Noel Gallagher, un periodo nel quale stava provando ad uscire dalla droga e dalle dipendenze e nel quale era incazzato duro. Col mondo, con la band e con le donne. Vorrei rivederla sta cazzo di rabbia, sia negli Oasis che nel Milan.

21.10.07

Download galore

Siccome di questi tempi faccio una fatica boia ad aggiornare il blogghe - e siccome la situazione politica del paese che mi ospita comincia a preoccuparmi - mi faccio vivo unicamente per segnalarvi qualche download interessante in chiave indie. A voi la scelta, carissimi:
Concludo dicendovi che qui è possibile scaricare Control, quel film dedicato a quel famoso cantante morto suicida che ha segnato un'intera generazione. Ah, dimenticavo: se vi siete mai chiesti cosa possa fare un romano a Londra - e se il seminale South Kensington dei Vanzina non vi ha aiutato in tal senso - questa è la risposta.

17.10.07

Segnalazioni: Alfa Box

Ricevo e pubblico prontamente, aggiungendo che il gruppo in questione mi piace assai...

Cos'altro può fare una giovane banda dalla lontana Udine
per intraprendere i primi passi verso la gloria (per loro
costituita da donnine, champagne e serate al billionaire) se
non scrivere ai blog?


Gli Alfa Box sono in sei, suonano pop e avanzano
pretese...le seguenti:


1. fai un ascolto veloce (su http://www.myspace.com/alfabox)

2. se hai gradito richiedi un cd (mica un demo
qualunque...un bel digipack!)

3. ascolta per bene

4. scrivi le tue impressioni sul blog


Se proprio ti fà schifo hai comunque un disco da usare
come sottobicchiere.



Il mondo della diffusione musicale (ci dicono) dovrebbe
funzionare così, oggigiorno...


...forse.

Di campioni del mondo, tedeschi ubriaconi e Bizzotto

Se la nazionale campione del mondo si affida a un ubriacone tedesco alla sua ultima grande (?) occasione su di una panchina - stiamo parlando di Klaus Topmöller, che ora come ora piacerà soltanto a quel feticista della Bundesliga di Bizzotto - e a una squadra che dalle qualificazioni ad Euro 2008 non ha più nulla da chiedere - la Georgia, per chi non avesse ancora letto fra le righe - evidentemente significa che qualcosa non va. Perché passi il girone di ferro, passi la presenza incombente ed ingombrante della Francia e passi pure la sorpresa-Scozia, ma da qui a cacarsi sotto e gufare come ai vecchi tempi in cui per passare un cazzo di girone serviva una concomitanza di eventi da far invidia a Lost ce ne vuole. Voglio dire: siamo oramai arrivati al paradosso dei paradossi, per cui da una parte abbiamo un Roberto Donadoni che continua imperterrito a negare l'evidenza e la situazione da ultima spiaggia nella quale ci troviamo e - dall'altra - gente come De Rossi che spinge i georgiani al miracolo di modo che l'impegno di Glasgow del novembre prossimo diventi una (quasi) formalità. Da un lato insomma chi sostiene che l'Italia è la squadra da battere e che la qualificazione all'Europeo austro-elvetico sia un qualcosa di tangibile; dall'altro chi spera in un passo falso degli scozzesi perché è risaputo che lassù noialtri non si è mai fatto bene. A chi credere è difficile: certo è però che se i britannici dovessero vincere a Tbilisi per l'Italia la faccenda si complicherà, e parecchio. Non basterà infatti un pari, perché i galletti nove su dieci vinceranno pure in Ucraina. E allora io sto con De Rossi e con tutti quelli che come lui questa sera si toccheranno un po' i coglioni e tiferanno Georgia. In Scozia non si è mai vinto, per cui è bene premunirsi sperando in un loro errore.

16.10.07

Ignore everything I'm saying

Come ben saprete, non sono solito scaricarmi le serie televisive 'merigane. Ne sono profondamente affascinato, ma preferisco guardarmele in televisione quando arrivano pure qui da noi in Europa. Per questo, al pari di Prison Break e Dexter - di cui dovrò parlarvi, giusto il tempo di vedere qualcosa di più del pilot - le puntate di Lost che Fox sta trasmettendo in esclusiva sono un'assoluta novità per me. Potrete quindi immaginarvi quante macchinazioni e quante seghe (mentali) mi stia tirando da quando è appunto ricominciata la terza serie, e quanto soffra tra un lunedì e l'altro nel non sapere ma soprattutto nell'immaginarmi perché accada tutto quel casino che sta accadendo su quella cazzo di isola. Sul blogghe di Mist leggevo tempo fa che Lost "è semplicemente la miglior storia della nostra generazione". Per uno come me che... viene da X-Files e che per anni ha considerato quel telefilm una bibbia - al punto da cacarsi sotto quando in macchina si passava per qualche bosco sperduto e la radio perdeva il segnale (questa credo la capisca solo Junkie) - potrebbe sembrare una dichiarazione del tutto fuori luogo. Ma cazzo non lo è, perché Lost è davvero la miglior storia della nostra generazione, da qualunque lato (metaforico, filosofico, sociale, etc.) uno voglia prenderla. Non è da tutti buttarci dentro mistero, azione, orsi polari, isole tropicali, aerei che cadoni, flashback, citazioni musicali di tutto rispetto, dialoghi della madonna, personaggi come Locke o Ecko o addirittura Sahid (che quando ha detto al coreano che ne avrebbe presi due in ostaggio mi sono quasi commosso cribbio) e chi più ne ha più ne metta. Insomma, credo che per molti di voi quanto sto scrivendo è aria fritta. Immagino che ci siate passati tutti da questa fase. È che era proprio dai tempi di Mulder e Scully che un telefilm (io li chiamo ancora così, guida tivvì rules) non mi prendeva così.

12.10.07

Downlovers

Non so cosa abbia scritto il resto della blogosfera a proposito di Downlovers, il sito italiano attraverso il quale è possibile scaricare gratuitamente una buona quantità di emmepitre a fronte di uno spot pubblicitario della durata di pochi secondi. D'altronde ho letto or ora l'email gentilmente speditami da Zeno, per cui devo ancora acclimatarmi alla cosa. Dopo una prima sbirciatina e dopo aver constatato che è presente un buon catalogo di Brian Wilson (che gioia!), posso tuttavia dire la mia. La prima domanda che mi sono posto è se l'ambaradan messo in piedi funzionerà o meno: sulle prime mi verrebbe da dire che sì, dal momento che Downlovers ha il suo archè nel modello della televisione privata - secondo cui ti dò qualcosa gratuitamente ma ti chiedo in cambio di sopportare la pubblicità - il sito in questione ha tutto per tirare avanti, ampliare la sua offerta e accalappiare/fidelizzare diversi utenti. Dirò anzi di più: per certi versi il modello proposto è il futuro del business musicale in rete, giacché nessuno - fan dei Radiohead esclusi - è più disposto a comprare (fisicamente come digitalmente, s'intende) la musica via internet. Accolgo quindi con un sorriso l'iniziativa: meglio, molto meglio sorbirsi la pubblicità - purché non aumenti - piuttosto che pagare per una cosa per cui non ha più senso pagare.

I went to the movies

Mentre la blogosfera indie sta impazzendo o è impazzita per l'imminente film di Corbjin su Ian Curtis (qui), ieri sera quatto quatto ho sistemato il cane (in senso buono, che avete capito?) e me ne sono andato al cinema a vedere I'm Not There del buon Todd Haynes, una sorta di biografia romanzata di Bob Dylan. Ecco, al di là dell'importanza del personaggio - musicalmente e non -, dell'interpretazione sublime di Cate Blanchett, dell'incredibile restyling di Michelle Williams e del fatto che un film con Heath Ledger non può non piacermi, oserei dire che siamo di fronte a un capolavoro: didascalico, reale e surreale, intenso, romantico, idealista ma anche truce nello smontare il mito del musicista che cambia il mondo. Insomma, io ve lo consiglio vivamente. Poi fate un po' come vi pare...

11.10.07

Di arcobaleni digitali

Mai parole del Crudo furono più azzeccate di quelle scritte nei commenti al post precedente: il problema circa il nuovo album dei Radiohead è "separare il clamore, generato dal metodo, dal disco vero e proprio". La forma dalla sostanza, insomma. E qui casca l'asino, nel senso che mi sono imbattuto in recensioni che incensavano per l'ennesima volta il coté marketing dell'operazione prima ancora di concentrarsi sulla musica. Che - per quanto Thom Yorke sia noioso, pedante, fine a se stesso, soporifero e chi più ne ha più ne metta - personalmente non mi è dispiaciuta, nel senso che per una buona volta dopo Ok Computer la band è tornata sulla terra, tralasciando tutti quegli orpelli elettro-inutili che ne hanno contraddistinto l'ultima produzione per aprire a qualcosa di diverso (in senso positivo). Sinceramente in canzoni come 15 Step e Reckoner ci vedo pure un filo di solarità in più, come se per un attimo si fossero dimenticati del mondo che va a puttane, della depressione dentro e fuori le mura dello studio di registrazione e via discorrendo. O - forse - anche questa è un'abile mossa ideata ad arte e a tavolino, perché avessero proseguito sulla strada vecchia sarebbero diventati gli U2 del gotha alternativo. Resta la macchia di una promozione furbetta che sa quasi di estorsione, come resta qualche ombra su un disco che perfetto non è né credo volesse esserlo. Epperò a conti fatti il prodotto (in tutti i sensi) regge, rivoluzionario o non rivoluzionario che sia. Ah, di emmepitre non ve ne posto. Tanto avrete comprato tutti il disco per mezza sterlina...

10.10.07

You're not the revolutionary kind...

Se non ne ho parlato prima è perché volevo farmi un'idea più precisa circa questa cosiddetta rivoluzione, anche se ammetto di aver subito pensato all'ennesima paraculata/pacchianata di Thom Yorke. A distanza di qualche giorno - e nonostante l'idea generale che la rete si è fatta in proposito non si sia fondamentalmente spostata di un centimetro, vedi l'amico Onan - confermo il mio scetticismo: se di rivoluzione stiamo parlando, è perché i Radiohead hanno capito (o hanno provato a capire) come accalappiare gli ascoltatori che altrimenti si sarebbero procurati l'album attraverso il peer to peer (2+2=5 no?). Con il risultato inoltre di far ammattire di gioia quelli dello zoccolo duro, quelli che per intenderci hanno sborsato anche più del dovuto malgrado la libera offerta (a proposito: la Chiesa - guarda caso! - ci era arrivata secoli prima con la questua). Insomma, scaricherò questo cazzo di album prima o poi, ma con la puzza sotto al naso. Per una volta, concedetemelo.

P.S. E comunque - me ne sono accorto solo ora, scusate - applausi sinceri a Sciampagnino Tonight.

7.10.07

Segnalazioni

Avere molta musica "arretrata" da consumare in poco tempo ma soprattutto essere reduci da una sbronza che definire colossale è poco - qui per i dettagli, c'è chi giura che ad un certo punto andavo avanti a tre bicchieri alla volta in contemporanea - non aiuta a scrivere un post decente, ne convengo. Come non aiuta a giudicare ciò di cui sto per scrivervi, vuoi per il mal di testa o per un generale stato di rincoglionimento. Fatte le dovute premesse, agli Alberta Cross va comunque riconosciuto il merito di aver prodotto un disco bello tostato, di quelli che andrebbero bene negli Stati Uniti polverosi pur provenendo dall'East End londinese (non a caso io ci sento un po' di brit-attitudine à la Turin Brakes). Niente di trascendentale - è chiaro - tuttavia alle volte nelle botti piccole c'è il vino migliore (me ne sono accorto pure ieri sera, per la cronaca): quello del duo di cui sopra è corposo e fruttato come pochi. Provare per credere.

5.10.07

Alcolizzati 2.0

Forse qualcuno l'avrà già segnalato, ma ripetersi nel web non è mai male. Comunque: qui potete consultare la mia pagina su Coastr, il social network per gli amanti della birra. Invito ognuno di voi a prenderne nota, chiaramente.